TELEVISIONE
Riorganizzazione Ministero
Il 28 novembre 2008 con la pubblicazione del DPR n. 197 è stato emanato il regolamento di riorganizzazione del Ministero dello Sviluppo economico, che avrà efficacia dal 1° gennaio 2009. Tale Ministero che riunisce le competenze che, sino alla scorsa legislatura, afferivano a tre distinti ministeri, viene articolato in quattro dipartimenti, di cui uno per le comunicazioni. In particolare, al Dipartimento per le Comunicazioni vengono attribuite “le funzioni di promozione, di sviluppo e di disciplina del settore delle comunicazioni, di rilascio dei titoli abilitativi, nonché di attività di pianificazione, di controllo, di vigilanza e sanzionatoria.” Il Dipartimento, a sua volta, è articolato in tre uffici di Direzione generale: per la pianificazione e la gestione dello spettro radioelettrico (DGPGSR), per i servizi di comunicazione elettronica e di radiodiffusione (DGSCER) e per la regolamentazione del settore postale.
Legge di riferimento per la radiotelevisione
Per rispondere ai rilievi mossi dalla Commissione UE sulla Legge Gasparri e il TURTV, è stata approvata la Legge n. 101 del 6 giugno 2008. La nuova disposizione legislativa abolisce il regime speciale di licenza individuale per l’operatore di rete Digitale Terrestre e introduce il più semplice regime giuridico dell’autorizzazione generale ai sensi del Codice delle Comunicazioni Elettroniche.
Da metà del 2008, quindi, per diventare operatore di rete nazionale digitale terrestre non è più necessario né essere un operatore televisivo analogico, né portare in “dote” una rete digitale con copertura del 50% della popolazione, né impegnarsi ad investire 35 milioni di euro per rete digitale, né avere un capitale sociale minimo.
Il trading viene esteso a tutti i soggetti autorizzati secondo le regole del Codice delle Comunicazioni elettroniche. Le licenze già rilasciate sono state convertite in autorizzazioni generali, la cui durata passa da 12 a 20 anni.
Telecom Italia Media Broadcasting ha ricevuto dal Ministero la presa d’atto di conversione del titolo per l’esercizio dei MUX digitali.
La Commissione ha valutato positivamente queste modifiche legislative, ma ha chiesto chiarimenti in merito al modello di conversione al digitale attuato in Sardegna.
La Commissione contesta i meccanismi di assegnazione dei diritti d'uso delle frequenze adottati in Sardegna e in particolare il fatto che gli operatori "dominanti" sull'analogico ottengano più frequenze (e quindi reti digitali) di quelle necessarie per ritrasmettere sul digitale quello che trasmettono sull' analogico costituendo così un diritto speciale contrario alla direttiva europea sulla concorrenza.
Il Governo e l’AGCOM stanno cercando di convincere la Commissione della logica sottostante i meccanismi adottati, che sarebbero volti anche alla tutela degli investimenti effettuati nel digitale dagli operatori esistenti.
Frequenze digitali e switch off
L’8 ottobre 2008 si è insediato il Comitato Nazionale Italia Digitale (CNID) presieduto dal Sottosegretario alle Comunicazioni e a cui partecipano i rappresentanti dei broadcaster, delle regioni inizialmente coinvolte nelle operazioni di digitalizzazione, delle industrie manifatturiere e dei consumatori e che è organizzato in quattro aree operative: tecnica e sviluppo reti, monitoraggio e dati, comunicazione e assistenza utenti, servizio pubblico radiotelevisivo.
Il Comitato presiede e coordina le attività operative sulle Regioni interessate dagli switch off secondo il calendario per la transizione definitiva al Digitale Terrestre approvato a settembre con Decreto ministeriale e che ha previsto la completa digitalizzazione della Sardegna a ottobre 2008, il passaggio del 70% della popolazione alla nuova tecnologia entro il 2010 e il completamento del progetto al 31 dicembre del 2012.
In particolare per il 2009 è prevista la digitalizzazione di: Valle d’Aosta, Piemonte occidentale (province TO e CN), Trentino Alto Adige, Lazio e Campania. Per ognuna di queste regioni sono state istituite apposite task force per la gestione operativa dello switch off.
A ottobre 2008 è stato completato il programma di digitalizzazione della Sardegna che per Telecom Italia Media ha comportato, secondo gli obiettivi del Gruppo, l’assegnazione di quattro MUX digitali a copertura almeno equivalente delle reti attualmente esercite.
Il 21 novembre 2008 è stato pubblicato il nuovo Piano nazionale di ripartizione delle frequenze, da non confondere con quello di assegnazione, che sostituisce quello emanato nel 2002. Il Piano adegua l’uso delle frequenze alle disposizioni adottate in sede internazionale nonché alle nuove disposizioni di legge e regolamentari, tra le quali la canalizzazione europea in ambito televisivo, come previsto dal Piano di Ginevra 2006.
Anche a seguito di tale provvedimento, nel riordino dello spettro frequenziale, il Ministero ha potuto assegnare alla società Centro Europa 7 l’esercizio del canale 8 VHF per l’attività di radiodiffusione televisiva nazionale, da utilizzare in tecnologia analogica e/o digitale, chiudendo così un caso che si era protratto per più di dieci anni.
Mercato 18
Sia RAI che Mediaset in quanto operatori in dominanza congiunta sul mercato delle reti televisive analogiche, hanno provveduto a pubblicare un’offerta di riferimento per i servizi di co-ubicazione degli impianti analogici, così come previsto dalla Delibera 159/08/CONS sul Mercato 18.
I listini, possono costituire dei benchmark per i prezzi di co-ubicazione anche per il digitale.
Cessione 40% della capacità trasmissiva MUX digitali
Ad agosto 2008 AGCOM ha pubblicato la graduatoria dei soggetti che possono accedere al 40% della capacità trasmissiva dei tre operatori di rete digitale RAI, Mediaset e Telecom Italia Media.
Alcuni dei vincitori (tra cui importanti editori stranieri) hanno successivamente rinunciato e non trasmetteranno quindi i propri canali sul digitale terrestre in Italia. Gli altri dovrebbero iniziare a trasmettere nel corso del 2009.
Sulle reti di TIMB verranno ospitati Air Plus, Jetixs e QVC. Le emittenti locali sembra abbiano rinunciato.
Pubblicità televisiva
Dal 1° dicembre 2008 sono entrate in vigore le disposizioni previste dalle delibere 12/08/CSP e 162/07/CSP, emanate da AGCOM per rispondere ai rilievi mossi dalla Commissione UE sul non corretto recepimento della direttiva TVWFs in materia di pubblicità televisiva, e cioè la durata minima delle finestre di televendita – pari a 15 minuti – e la riconduzione degli spot di televendita – 3 minuti – negli affollamenti pubblicitari.
Opere europee
Sulla base di quanto disposto dalla legge Finanziaria 2008, AGCOM ha messo in consultazione pubblica lo schema di regolamento sui nuovi obblighi di programmazione e quote di investimento per le opere europee, in cui la quota di ricavi è stata fissata nel 5%, da raggiungere gradualmente in tre anni.
Ad ottobre, in risposta alla consultazione, Telecom Italia Media ha proposto alcuni emendamenti e l’apertura di un tavolo tecnico di confronto con l’Autorità per verificare: sia il perimetro di ricavi sul quale applicare la quota percentuale di modo che sia riferito effettivamente alle attività di fornitura di contenuti audiovisivi; sia l’impatto della quota del 5% stabilita da AGCOM, quota che deve essere correlata all’effettivo stadio di sviluppo di questo mercato.
Va ricordato che secondo la normativa primaria, è possibile chiedere una deroga da parte delle imprese che negli ultimi due anni di esercizio non abbiano realizzato utili o che abbiano una quota di mercato, riferita ai ricavi da pubblicità, da televendite, da sponsorizzazioni, da contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati, da provvidenze pubbliche e da offerte televisive a pagamento, inferiore all’1 per cento o che abbiano natura di canali tematici anche tenendo conto dell’effettiva disponibilità delle opere in questione sul mercato.
Diritti residuali
Ad ottobre 2008 è stata inviata la risposta alla consultazione pubblica su uno schema di regolamento per disciplinare i diritti residuali per le opere realizzate dai produttori indipendenti indetta da AGCOM prima dell’estate.
La posizione di Telecom Italia Media a riguardo ha posto in evidenza come la suddivisione in diritti primari, secondari e terziari è distante e disallineata dalla realtà del contesto tecnologico e di mercato, nonché fuorviante e non omogenea con la vigente disciplina in materia di diritto d’autore e proprietà intellettuale, e che l’attribuzione di quote di diritti residuali nell’ipotesi di “produzione per conto terzi” potrebbe costituire un elemento distorsivo delle politiche audiovisive.
Entro 6 mesi dall’approvazione del Regolamento gli operatori televisivi e i produttori indipendenti saranno chiamati da AGCOM a redigere un codice di condotta per disciplinare in dettaglio i rapporti tra le parti. In questa sede si cercherà di trovare un punto di equilibrio volto soprattutto a tutelare gli interessi degli operatori minori che potrebbero essere i più danneggiati da questa nuova disciplina contrattuale.