Frequenze digitali e switch off
Conversione al digitale delle reti televisive
Nell'ambito della procedura di infrazione comunitaria 2005/5086, la Commissione UE ha ritenuto la legge Gasparri e il TURTV non conforme rispetto al quadro normativo europeo. Per la Commissione, le norme contestate creavano "ingiustificate restrizioni" alla fornitura di servizi nel settore delle trasmissioni televisive, attribuendo una esclusiva agli operatori storici, cioè alle imprese già attive sull'analogico.
Per rispondere a questi rilievi l'esecutivo ha approvato con la Legge 101 del 6 giugno 2008 una disposizione in forza della quale l'attività di operatore di rete digitale terrestre è stata assoggettata all'autorizzazione generale ai sensi del Codice delle Comunicazioni Elettroniche, in conformità con i principi fissati dalle Direttive comunitarie. La Commissione ha valutato positivamente le modifiche legislative introdotte dalla legge 101/08, ma ha contestato il modello di attribuzione dei diritti d'uso delle frequenze e ha chiesto l'individuazione di un maggior numero di risorse frequenziali - digital dividend - da mettere a gara per l'ingresso di nuovi entranti. Per rispondere a questi ulteriori rilievi, nella delibera 181/09/CONS, trasposta in norma primaria con la legge Comunitaria 2008, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha fissato i criteri per la completa digitalizzazione delle reti televisive terrestri nazionali.
Nella delibera 181/09/CONS l'AGCOM ha stabilito che, al fine di consentire un efficiente e pluralistico utilizzo delle frequenze, venga impiegata la tecnica Single Frequency Network (SFN), già sperimentata in Sardegna, al fine di pianificare il maggior numero di reti televisive possibili in ogni area territoriale, da suddividere tra reti nazionali e locali. Ai sensi della 181/09/CONS, il piano di assegnazione delle frequenze digitali dovrà prevedere 21 reti nazionali con copertura pari a circa l'80% del territorio nazionale, da destinare alla trasmissione televisiva Digitale Terrestre (DVB-T) ed ulteriori 4 reti nazionali da utilizzare per servizi di trasmissione radiotelevisiva su terminali mobili (DVB-H).
La delibera 181/09/CONS prevede, in ossequio al principio di conversione cosiddetto "uno-a-uno" delle reti esistenti, 8 MUX digitali per la conversione delle reti analogiche e 8 MUX per la conversione delle reti digitali esistenti. La stessa delibera riconosce, poi, la disponibilità di un dividendo nazionale ("digital dividend") non inferiore a 5 reti DVBT ed eventualmente 1 DVB-H, che devono essere assegnate tramite procedure competitive basate su criteri obiettivi, proporzionati, trasparenti e non discriminatori, nel rispetto dei principi stabiliti dal diritto comunitario. La Delibera 181/09/CONS stabilisce che, ad esito della gara, nessun operatore di rete possa ottenere più di 5 reti nazionali DVB-T (incluse le reti in conversione delle esistenti). Nel caso un soggetto a seguito della gara arrivi a disporre 5 reti DVB-T, questo sarà tenuto a cedere a terzi il 40% della capacità trasmissiva della quinta rete. L'obbligo di cessione del 40% della capacità trasmissiva si applicherà dal momento dell'effettiva assegnazione della frequenza e resterà in vigore per un periodo di cinque anni dopo la data di switch-off nazionale.
Con l'attuazione dei criteri di digitalizzazione delle reti televisive di cui alla delibera 181/09/CONS e a differenza di quanto avvenuto in Sardegna, il Gruppo Telecom Italia Media è risultato assegnatario di risorse frequenziali per la costruzione di soli tre multiplex digitali, con conseguente impossibilità di convertire la totalità della reti analogiche e digitali dallo stesso esercite.
A fronte del mancato accoglimento da parte del Ministero delle istanze per l'annullamento in autotutela, con ricorso proposto dinanzi al TAR Lazio (ricorso inizialmente proposto al Presidente della Repubblica, solo a seguito della trasposizione di Rete A/Gruppo l'Espresso, Telecom Italia Media si è costituita al TAR), il Gruppo ha impugnato le determine ministeriali di assegnazione delle frequenze digitali adottate in violazione del principio - sancito dalla normativa di settore e ribadito dalla delibera 181/09/CONS - in forza del quale ogni operatore ha diritto a convertire in digitale ogni rete digitale e analogica legittimamente esercita (c.d. criterio "1 a 1").
Sono stati presentati motivi aggiunti avverso ogni determina e atto che ha stabilito l'assegnazione di diritti d'uso di sole tre frequenze digitali anziché quattro.
Beauty Contest
Con la delibera 497/10/CONS, l'AGCOM ha fissato i criteri relativi alla procedura competitiva per l'assegnazione tramite beauty contest del digital dividend interno.
La delibera pubblicata conferma l'impianto della consultazione pubblica e assimila erroneamente TIMedia a RAI e Mediaset, operatori incumbent nel mercato delle reti terrestri.
A causa di questa assimilazione, TIMedia potrà partecipare alla gara per il Lotto B (2 frequenze DVB-T) con RAI e Mediaset e al Lotto C (1 frequenza DVB-H/DVB-T2), essendole vietata la partecipazione al lotto A (lotto di 3 frequenze DVB-T), lotto dedicato ai nuovi entranti e agli operatori minori, tra cui AGCOM ha inserito SKY Italia, ammessa alla gara dalla Commissione UE.
TIMedia, in linea con il ricorso già depositato in tema di frequenze digitali e il ricorso avverso la decisione della Commissione UE di ammettere SKY alla gara, ha presentato ricorso al TAR Lazio avverso la delibera 497/10/CONS, come motivi aggiunti al ricorso in tema di frequenze digitali.
Piano Nazionale di Assegnazione delle Frequenze Digitali
La delibera 300/10/CONS fissa le frequenze per 25 reti nazionali: (i) 2 reti per le esigenze di servizio pubblico, il MUX regionalizzato e il MUX DVBH o DVBT2; (ii) 20 reti DVBT con copertura approssimativa dell'80% del territorio; (iii) 3 reti DVBH di cui 2 per la conversione delle reti esistenti (Mediaset e H3G) vincolando la destinazione d'uso di queste ultime due.
La delibera fissa in 6 reti il digital dividend interno, 5 reti DVBT e 1 rete DVBH, da assegnare con procedura competitiva in beauty contest, senza indicarne i valori e dispone come digital dividend esterno, da utilizzare a partire dal 2015 per servizi di telecomunicazioni in linea con gli obiettivi comunitari, i canali 61-69 UHF, da assegnare mediante procedura competitiva al rialzo.
Rispetto a quanto stabilito dalla delibera 181/09/CONS sui criteri per la digitalizzazione delle reti televisive, la delibera sul PNAFD o introduce la tecnica k-SFN per alcune reti che altrimenti non avrebbero una copertura dell'80% del territorio;
Telecom Italia Media, contestando la ratifica con il PNAFD dell'attuale ripartizione delle frequenze a proprio danno, le illegittime deroghe previste per RAI e le illegittime ulteriori assegnazioni a quest'ultima, la non equivalenza della tecnica k-SFN rispetto alla tecnica SFN, ha presentato avverso la delibera 300/10/CONS motivi aggiunti al ricorso sulle frequenze digitali. Calendario Switch off e gara sulla banda 800 per i servizi mobili Il Decreto del MSE del 10 settembre 2008 e successive modifiche, così come stabilito dalla L. 101/08, definisce il calendario per lo switch-off, con indicazione delle aree territoriali interessate e delle rispettive scadenze, al fine di rispettare il programma che prevede il passaggio alla tecnologia digitale con copertura del 70% della popolazione italiana entro il 2010 e la conclusione del processo il 31 dicembre 2012.
Il DM 2008 suddivide l'Italia in 16 aree tecniche, per lo più coincidenti con le regioni, la cui transizione verso il digitale viene coordinata dal Comitato Nazionale Italia Digitale (CNID), istituito con decreto del Ministro delle Comunicazioni del 4 agosto 2006, e da singole task force regionali.
Al CNID, insediatosi l'8 ottobre 2008, partecipano i rappresentanti degli operatori di rete, delle regioni inizialmente coinvolte nelle operazioni di digitalizzazione, delle industrie manifatturiere e dei consumatori, ed è organizzato in quattro aree operative: tecnica e sviluppo reti, monitoraggio e dati, comunicazione ed assistenza utenti e servizio pubblico radiotelevisivo.
Dopo il passaggio all digital della Sardegna, avvenuto nel 2008, nel 2009 è stato completato il piano di spegnimento delle trasmissioni analogiche in Valle d'Aosta, Piemonte Occidentale, corrispondente alle province di Torino e Cuneo, Trentino Alto Adige, Lazio e Campania e nel 2010 è stato completato lo switch off in tutto il nord Italia, raggiungendo il 70% della popolazione nazionale.
La Legge di Stabilità 2011 prevede che frequenze 790-862 MHz (ex canali televisivi CH 61-69 UHF), brevemente "banda 800", originariamente assegnate alle TV locali, vengano destinate ai servizi di comunicazione mobile in larga banda con una gara al rialzo. Prevede inoltre la definizione di misure economiche di natura compensativa per una percentuale pari al 10 per cento degli introiti della gara stessa e comunque per un importo non eccedente 240 milioni di euro, destinate all'emittenza locale.
Con Decreto Legge n. 34 del 31 marzo 2011, sono state definite le misure per la razionalizzazione dello spettro radioelettrico. In particolare, viene prorogato al 30 settembre 2011 il calendario definitivo per il passaggio alla trasmissione televisiva digitale terrestre e viene fissato al 30 giugno 2012 il termine per l'assegnazione delle frequenze agli operatori locali. Questi verranno scelti sulla base di una graduatoria per ciascuna regione basata su: a) patrimonio al netto delle perdite; b) numero dei dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato; c) copertura della popolazione; d) priorità cronologica di svolgimento dell'attività nell'area.
Mentre nelle aree ancora da digitalizzare non verranno assegnati i canali CH 61-69 UHF, nelle aree all digital il Ministero dello Sviluppo Economico intende liberare queste frequenze assegnando, agli operatori locali in graduatoria utile, frequenze in banda III VHF ovvero altre frequenze in banda IV e V UHF.
Le emittenti locali stanno contestando queste previsioni normative ritenendole illegittime e assolutamente non adeguati i meccanismi economici di compensazione. Il processo di transizione al digitale potrebbe quindi subire dei ritardi rispetto al calendario ipotizzato, in cui si prevedeva la digitalizzazione di Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise entro la fine del 2011 e la digitalizzazione di Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia entro la prima metà 2012.